La Geopolitica non lascia spazio alle emozioni

Devo una risposta a chi mi chiede del mio sostegno a Putin nonostante il deficit di democrazia della Federazione Russa.
Il Mondo che il mainstream ci ha raccontato per decenni, un vero e proprio lavaggio del cervello, era appunto solo un racconto ad uso e consumo delle masse opulente dei Paesi occidentali. Concettualmente si riduce tutto ad un dualismo di tipo insiemistico che non lascia spazio al ragionamento complesso. Il paradosso è, per fare un esempio, che gli europei non vedono un pericolo se gli USA detengono, tuttora, un arsenale nucleare di 7.700 (!) testate nonostante gli americani siano gli unici nella storia ad aver utilizzato in guerra la bomba atomica e per di più su inermi obiettivi civili (Hiroshima e Nagasaki).
Molto rozzamente si tira una linea, da una parte ci sono i “BUONI” e dell’altra i “CATTIVI”, da una parte i “RETROGADI” dall’altra i “PROGRESSISTI”, da una parte la “DEMOCRAZIA” dall’altra la “TIRANNIA” e su questo semplice dualismo si martella tramite televisioni e giornali l’opinione pubblica utilizzando false notizie tipiche della più bieca propaganda e veicolando una retorica ideologica attraverso una serie di influencer mediatici autoreferenziali. La BBC, ammantata di antica autorevolezza, è il megafono di questa azione sul vecchio continente.
Solitamente i cattivi sono quelli che non stanno dalla parte delle “democrazie” occidentali ovvero dalla parte degli Stati Uniti d’America che ci hanno colonizzato non solo nel loro modello economico turbo-capitalista, ma anche culturalmente grazie alla loro indubbia bravura e superiorità nel campo dell’entertainment cinematografico e televisivo. Un mondo spesso al servizio della propaganda grazie alla capacità di penetrazione commerciale delle produzioni americane.
Durante la guerra fredda ed i blocchi contrapposti il mondo ha convissuto grazie all’equilibrio del terrore ovvero l’impossibilità che uno dei blocchi fosse in condizione di vincere una ipotetica terza guerra mondiale a causa del deterrente nucleare, concetto ben narrato nel film WarGames e che il calcolatore WOPR ‘Joshua’ comprende quando il giovane hacker David (interpretato da Matthew Broderick) ordina al sistema di giocare a Tris contro se stesso: le partite si arrestano l’una dopo l’altra in situazione di stallo e a quel punto ‘Joshua’ avvia una simulazione di guerra dopo l’altra, tralasciando così la ricerca dei codici di lancio, che peraltro aveva già trovato. Dopo aver ottenuto anche qui una sequenza di risultati identici: “Vincitore: Nessuno”, apprende finalmente che in certe situazioni: «L’unica mossa vincente è non giocare».
La saggezza che quel mondo aveva maturato, anche da parte americana, si è purtroppo persa con l’implosione dell’Unione Sovietica, lasciando spazio ad un progressivo ed irrefrenabile unilateralismo statunitense che inizia nel 1990 con la prima guerra del Golfo. Da lì in poi si vengono progressivamente ad annullare le differenze nella politica estera tra repubblicani e democratici sempre più allineati sulle posizioni del movimento neoconservatore che sostiene l’utilizzo della forza militare, se necessario in maniera unilaterale, per sostituire regimi dittatoriali avversi con democrazie o, in certi casi, dittature amiche. “Esportare la democrazia e i diritti umani” è lo slogan con il quale bombardare le opinioni pubbliche occidentali, di base facilmente manipolabili da una retorica basata su stereotipati parallelismi storici.
Incredibile, a riguardo, durante la crisi nel Caucaso del 1999, l’assurda pretesa americana dell’allora segretario di Stato, Madeleine Korbel Albright, che Putin trattasse politicamente con i tagliagole ceceni, legittimati ed accreditati dagli USA come validi interlocutori (minuto 7:00 di questo video)! In Italia l’house-organ delle dottrina NEOCON è il quotidiano Il Foglio diretto da Giuliano Ferrara tanto per capirci…
L’invasione dell’Iraq e la destituzione di Saddam Hussein è la più riuscita applicazione pratica di questa dottrina, quando il Presidente George W. Bush parlò del dittatore iracheno, l’ex alleato di un tempo contro la Repubblica Islamica dell’Iran, come il “grande male”, il “nuovo Hitler” che “per la sua ricerca di armi spaventose, per i suoi collegamenti con gruppi terroristici, minaccia la sicurezza delle nazioni libere, comprese quelle europee”. Le armi spaventose, le tristemente famose “armi di distruzione di massa”, si scopriranno essere una balla colossale architetta dal Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld. Peccato che l’intervento americano ha sconquassato l’Iraq cagionando innumerevoli sofferenze e lutti al suo popolo, favorendo la nascita del Califfato che attualmente occupa la parte nord del Paese e la zona ad ovest del lago Buhayrat al-Thartar.
A questo punto arriva il turno dell’Iran con la quale la destra americana ha il vecchio conto in sospeso della destituzione del regime corrotto ed autoritario dello scià Mohammad Reza Pahlavi e della crisi dell’ambasciata di Teheran del 1979. Non a caso viene girato nel 2012 il film Argo, diretto ed interpretato da Ben Affleck, pompato con 7 nomination all’Oscar e 3 statuette conquistate (Miglior film, miglior sceneggiatura non originale, miglior montaggio) e pluripremiato in tutti i festival del cinema di quell’anno. Il film rivanga proprio le vicende del 1979 enfatizzando quanto siano cattivi, disumani e pericolosi i rivoluzionari iraniani.
L’invasione dell’Iran necessitava, però, dell’isolamento del Paese nello scacchiere mediorientale e l’ultimo alleato era la Repubblica Araba Siriana, governata dal presidente Bashar Al-Assad del Partito Ba’th siriano che storicamente rappresenta il socialismo arabo e che si basa sui valori di patriottici, tradizionalisti e laici, anti-colonialisti ed identitari. Ovviamente il carattere laico del partito Ba’th è inviso alle teocrazie di stampo medievale dell’Arabia Saudita ed Emirati vari, mentre il carattere patriottico ed identitario è inviso all’espansionismo neo-ottomano di Erdogan. In più la Siria ha sempre sostenuto la causa palestinese ed il partito Hezbollah libanese (le cui milizie armate hanno provocato gravi perdite nel 2006 quando le truppe israeliane sono penetrate nel sud del Libano) che ovviamente ha rinfocolato la profonda avversione di Israele, da sempre alleato paritetico degli Usa ed acerrimo nemico dell’Iran. La Giordania che inizialmente aveva parteggiato per i sedicenti ribelli, convinta in una caduta veloce di Assad, ora si trova a subire direttamente le conseguenze economiche negative della destabilizzazione dell’area ed è alle prese con la gestione di migliaia di profughi. In più teme che le organizzazioni terroristiche possano insinuarsi anche all’interno dei propri confini. Queste poche righe fanno comprendere la complessità e le contraddizioni dello scacchiere mediorientale nel quale l’irrompere dell’unilateralismo americano è stato come il classico elefante nel negozio di cristalli…
orso russoElementi “esterni” alla Siria organizzano sulla scia delle “Primavere arabe” delle forze di opposizione che immediatamente vengono accreditate dalla stampa occidentale come democratiche in contrapposizione al “dittatore” Assad. Il tentativo di ristabilire l’ordine in seguito a disordini e tumulti viene bollato come “repressione” e da lì inizia l’operazione militare per destituire Assad e cancellare la Repubblica Araba Siriana. Il fine giustifica i mezzi per cui, vista l’iniziale inconsistenza dei sedicenti ribelli, americani e sauditi non si fanno scrupolo ad organizzare e sostenere finanziariamente e logisticamente, attraverso i confini turchi, migliaia di foreign fighters arruolati nelle file dell’Isis e di Al Qaeda.
L’operazione sarebbe riuscita alla grande se non ci fosse stata una pesante ed agguerrita contro informazione (al quale sono fiero di aver partecipato con il mio piccolo contributo) attraverso il Web, ma che in particolare ha sfruttato per la prima volta la potenza divulgativa e virale del social network Facebook e del canale YouTube che ha aggirato sistematicamente ed in tempo reale la propaganda del mainstream occidentale. Ed anche la campagna russofobica anti-Putin è stata disinnescata grazie al potentissimo strumento della condivisione e dal semplice messaggio omnicomprensivo che chi bombarda i terroristi è contro di loro e tutto il resto sono chiacchiere…
Personalmente non credo più a nessuna notizia sul Medio Oriente e sull’Ucraina che proviene dalle principali agenzie di stampa occidentali e che viene fatta rimbalzare dai telegiornali e dai quotidiani nazionali. Non credo più ad una sola parola di sedicenti esperti di geopolitica e di questioni militari che infestano i talk show.
Syria Per me parlano i fatti ed in questo momento la Federazione russa è intervenuta, nel pieno rispetto delle regole del diritto internazionale, a supporto di un governo legittimo e del suo popolo che sta lottando da quattro anni contro forze terroristiche armate e foraggiate da potenze straniere che, nella loro quotidiana azione di politica estera, sono il vero pericolo per la pace mondiale. L’intervento di Putin non è mai stato fine a se stesso, ma volto a trovare una soluzione politica alla crisi siriana condivisa con gli USA ed è quello che sta accadendo in questi giorni con il cessate il fuoco verso l’FSA ed il proseguimento delle operazioni militari contro l’ISIS ed Al Qaeda.
“Esportare la democrazia e i diritti umani”, invece, non è altro che una subdola forma di imperialismo neocoloniale che presuppone un rapporto di superiorità/inferiorità tra i popoli nella cui scala il popolo americano, ovviamente, starebbe in cima e tutti gli altri a seguire con rapporti che vanno da forme di alleanza paritetica (Regno Unito, Israele), di vassallaggio fino a mere forme di sudditanza (Italia). Una forma particolarmente odiosa di imperialismo indorato con la retorica, soft laddove il loro modello culturale ed economico si è radicato e consolidato, iperaggressiva e violenta laddove trova opposizione.
L’attuale situazione politica della Russia è la risultanza di un complesso percorso storico e riguarda esclusivamente l’autodeterminazione dei 144 milioni di cittadini russi. Il Presidente Putin ha preservato l’integrità della Nazione e ridato dignità ed identità ad un popolo uscito a pezzi dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Putin ha ricostruito un Paese disastrato sotto tutti i punti di vista le cui Forze Armate erano al collasso operativo e che registrava indici di povertà, di disoccupazione, di lavoro nero tali da aver innescato un drammatico calo demografico. Ha evitato che la Federazione Russa si sfaldasse con relativi conflitti locali, distruzioni e milioni di vittime e che armi nucleari finissero nelle mani sbagliate. Questo è il quadro d’insieme sul quale si matura il giudizio storico sulle scelte di un Capo di Stato di una superpotenza che sono sempre difficili riverberandosi sulle vicende personali dei singoli. J. F. Kennedy viene ricordato come un grande presidente per la gestione della crisi dei missili a Cuba, ma è anche il responsabile del fallimento dello sbarco alla Baia dei Porci e dell’impegno americano nel sud Est Asiatico che impelagherà gli USA nella disastrosa guerra del Vietnam.
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Noi italiani siamo proprio gli ultimi che possiamo avanzare critiche di “democraticità” alla Russia visto che la nostra democrazia è una barzelletta. I nostri parlamentari hanno ceduto pezzi importanti di sovranità (in primis monetaria) ad istituzione europee la cui democraticità va dal blando all’inesistente. Hanno accettato la destituzione, su diktat della Troika, di un presidente del Consiglio eletto dal popolo con libere elezioni e da quel momento siamo al terzo presidente di fila mai legittimato direttamente dalle urne. Costui sta portando avanti una serie di riforme grazie ad un premio di maggioranza alla Camera dichiarato incostituzionale dall’Alta Corte ed una maggioranza in Senato raccattata con transfughi di altri schieramenti. Chi ci governa non fa gli interessi della Nazione e narra una serie di favole approfittando scientemente di un popolo smarrito e rintronato incapace di capire che lo stanno fregando irrimediabilmente. Mentre i Russi avevano Putin che guidava la loro Nazione, noi abbiamo avuto presidenti del consiglio Massimo D’Alema, Giuliano Amato, Silvio Berlusconi, Romano Prodi, di nuovo Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta e, dulcis in fundo, Matteo Renzi. Il vostro affezionato farebbe a cambio e di corsa. E voi?
In questo momento, il ruolo geopolitico della Russia è fondamentale per difendere le prerogative dell’ONU e la pace mondiale messa a dura prova dalla folle espansione ad Est della Nato, dal colpo di stato attuato in Ucraina da forze manovrate dalla CIA e dalla guerra in Siria. L’Italia e gli italiani non hanno nulla da temere dalla Russia, così come gli altri popoli europei, basta che si rinsavisca e si metta fine alle provocazioni degli Usa e della Nato.
Concludo con un contributo video che mi ha molto colpito nel quale Putin, con estrema chiarezza, avverte gli Ucraini, in piena sbornia da “sogno europeo”, dai rischi per la loro economia e la loro industria di entrare in un’area di libero scambio commerciale propedeutica alla UE, e poi all’Eurozona, senza essere informati adeguatamente del contenuto dei trattati che si firmano e delle conseguenze che avranno sul loro debole Paese. Qualcuno lo ha fatto con il popolo italiano prima dell’entrata nell’Eurozona?

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5 pensieri riguardo “La Geopolitica non lascia spazio alle emozioni

  1. Buongiorno. Ottimo articolo che riassume le cause dell’attuale situazione del mondo arabo, incluso il nord Africa. Concordo con ogni cosa che hai scritto. Ho comunque una grossa preoccupazione: Putin è il capomafia dell’Est quindi non aspettiamoci che agisca per amor di giustizia.

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  2. Torna tutto, lo ammetto, ma il motivo del mio scetticismo verso il supporto tout-court a Putin è proprio quello che dice Pierluigi sopra. E’ un capomafia e non riesco a vederlo come un leader autorevole. Ad esempio aveva ragione a non dialogare con i tagliagole del Caucaso, ma ha arato la Cecenia. Non è migliore di chi combatte purtroppo, anzi, è l’uomo attualmente più potente del mondo in quanto gli USA stanno andando sempre più verso una politica neo-isolazionista (anche se quando andrà la Clinton ne riparleremo). Sia chiaro, come modello di democrazia penso che il sud america stia dando lezioni al mondo di quale sia il significato di questa parola, non faccio certo rifermento a Stati UNiti o UE, ma è un dato di fatto che, ad esempio in Siria la Russia sta mantenendo in piedi uno stato fantoccio, un governo di netta minoranza nel paese ed un regime, quello Ba’th, che è si sulla carta il socialismo arabo ma si è trasformato in qualcosa di totalmente diverso e spesso molto simile a dittature rette da dinastie (vedi appunto gli Assad a Damasco). E’ tutto molto complesso e ribadisco che forse Putin sta giocando le carte migliori per i suoi interessi in quanto fine politico, ma questi interessi coincidono con quelli della Russia? Forse. Coincidono con quelli di una utopistica e irrealizzabile “pace nel mondo”, per dirla con un linguaggio da Miss Italia? Non credo proprio. La Russia e l’URSS prima sono sempre stati dei mondi da noi lontani, quindi non capiremo mai fino in fondo cosa succede in quel di Mosca, ma di positivo in Putin non riesco proprio a vedere niente.

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    1. Non tutti sanno che Mosca è detta la Terza Roma. “Dopo pochi anni dalla conquista di Costantinopoli da parte di Maometto II (sovrano dell’Impero Ottomano) il 29 maggio 1453, alcuni nominarono Mosca Terza Roma o Nuova Roma. L’idea si sviluppò durante il regno di Ivan III di Russia, Gran Duca di Mosca, che sposò Sofia Paleologa. Sofia era nipote di Costantino XI, l’ultimo Imperatore di Costantinopoli e Ivan reclamò l’eredità storica, religiosa e imperiale della città che si definiva seconda Roma sin dalla fondazione voluta dall’imperatore Costantino come Νέα Ῥώμη (Nuova Roma). Questa idea è rimasta nel tempo, avallata dalla presenza nella capitale russa di patriarchi della religione ortodossa, e a questo giustificativo possiamo rimandare l’ostilità storica e le tante guerre tra russi e turchi, aggravate anche da ragioni d’influenza geopolitica nell’Europa orientale (da wikipedia)”.

      In 500 anni di storia la parentesi dell’U.R.S.S. marxista ed atea è durata 72 anni, ma è dopo il 1945 con la guerra fredda e la cortina di ferro (decisa a Yalta dalle nazioni che si avviavano a vincere la seconda guerra mondiale rappresentate da Roosvelt, Churchill e Stalin) che la Russia è diventata un mondo lontano, almeno per una parte di italiani. San Pietroburgo fu realizzata dall’architetto ticinese Domenico Trezzini come “finestra sull’occidente”.

      L’Italia è il quarto partner commerciale della Federazione Russa. Il 45% delle importazioni di gas naturale ed il 17% del petrolio arrivano dalla Russia. Nel 2014 gli scambi commerciali ammontavano a 48,5 miliardi di dollari, il 13% in meno rispetto al 2013. Secondo i dati preliminari, nel 2015 il volume di scambio si è ulteriormente ridotto di un terzo, le forniture dalla Russia si sono ridotte del 30% e l’esportazione dall’Italia verso la Russia di circa il 40%. Il numero dei turisti russi in Italia si è ridotto più o meno della stessa cifra. Anzi, la diminuzione del numero di clienti russi nei negozi di abbigliamento e di calzature è palesemente visibile, il volume medio dei loro acquisti si è ridotto della metà. Le restrizioni settoriali decise dall’Unione Europea si sono palesate, in pratica, non solo in una spontanea riduzione della fornitura delle merci, sia in ambito civile che militare, verso la Russia, ma hanno anche influenzato negativamente l’esportazione di autoveicoli e macchinari. Le contromisure russe, invece, hanno colpito le forniture dei prodotti agricoli e alimentari italiani. Le cifre concrete delle perdite variano dalle centinaia di milioni ad alcuni miliardi di euro. Per esempio, l’Agenzia di assicurazione delle esportazioni SACE stima un importo pari a 3 miliardi di euro, mentre per l’Agenzia commerciale italiana ICE le perdite ammonterebbero a 2,2 miliardi di euro per il periodo che va da gennaio ad ottobre 2015.

      Dire che un Paese di 144 milioni di abitanti, membro permanente del CdS dell’ONU, è in mano ad un “capomafia” mi sembra “leggermente” riduttivo e poi che significa? Personalmente dormo sogni tranquilli se la valigetta con i codici di lancio delle testate nucleari c’è l’ha Putin e sono sicuro, nonostante le balle atlantiche, che ben difficilmente la Russia trasferirà know-how nucleare a fini bellici a Stati alleati. Non mi stupirei invece che l’Arabia Saudita avesse già l’atomica come gentile regalo degli americani… Il Medio Oriente è molto complesso e ragionare in termini di minoranze e maggioranze in situazioni di profonde divisioni religiose ed etniche è proprio IL problema, soprattutto se agenti esterni destabilizzano gli equilibri interni di una nazione ed affluiscono in quel Paese migliaia di mercenari stranieri. Noi europei tendiamo sempre a ricondurre alla nostra tradizione storica i fenomeni, per cui, ad esempio, noi italiani pensiamo ai moti risorgimentali ed abbiamo interpretato analogicamente in questo senso (ad esclusione del sottoscritto) le cosiddette “primavere arabe”. Nulla di più sbagliato.

      Far implodere Stati nazionali e gettarli nel caos è irresponsabile e folle, direi criminale, con l’aggravante che il “conto” lo pagano i paesi europei mediterranei, in primis l’Italia che è porta dell’Unione Europea, non certo gli USA, protetti da due oceani, o la Turchia che si becca 3 miliardi di euro per l’accoglienza di profughi da lei stessa causati.

      Riguardo gli equilibri geopolitici e la pace del mondo, questa è un’epoca dove il neoliberismo si avvale di un turbo capitalismo così invasivo che la politica ne è succube e suddita. Mai il denaro, nella storia dell’uomo, ha acquisito una tale importanza. La costruzione di un oleodotto vale di più della vita di milioni di persone. Vendere il proprio shale-gas vale scatenare una guerra civile in Ucraina servendosi di frange scioviniste neo-naziste.

      Davanti a tutto ciò preferisco di gran lunga preferisco un equilibrio di due blocchi contrapposti.

      Attenendoci ai fatti mentre l’Occidente assisteva inerme alla conquista di Palmira, alla barbara decapitazione del direttore del suo sito archeologico, alla distruzione ed al furto di reperti patrimonio dell’umanità, grazie ai russi Palmira ora è stata liberata e sempre i russi la stanno sminando da migliaia di mine di fabbricazione occidentale, permettendo alla popolazione civile di tornare alle proprie case invece di stare in qualche campo profughi in Turchia, Grecia o Macedonia. Sarà per questo che le troupe televisive americane ed inglesi a Palmira non ci sono, forse per l’imbarazzo di dover mostrare ordigni con scritto sopra made in Usa, Poland o Ucraina…

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